LIBRI OGGETTI D’ARTE

Il libro, specie quello antico, non è solamente uno strumento per fissare, divulgare, trasmettere il sapere. Guardandolo da un punto di visto alternativo il libro può anche diventare un vero e proprio oggetto d’arte e non solo per la legatura, spesso preziosissima, o per il particolare pregio delle incisioni, talvolte rese da tocchi ad acquerello.

Anche una parte apparentemente poco significativa come il taglio (talvolta punzonato o velocemente decorato) può determinare il valore, culturale ed economico, del libro stesso. Ne sono un chiaro esempio i 17 volumi provenienti da una collezione svedese venduti all’asta oggi, a Londra, da Christie’s. Si tratta di un insieme di volumi provenienti dalla biblioteca della famiglia Piloni di Belluno, una raccolta tardo rinascimentale che contava, all’origine, circa 170 volumi. Ciò che li accomuna tutti è prorpio il taglio che fu dipinto con figure che richiamano il contenuto dell’opera da Cesare Vecellio (1521-1601), figlio di Ettore, un cugino paterno del più celebre di Tiziano.

Si tratta di piccole, ma decisamente significative, opere d’arte che indicano chiaramente come la funzione, il ruolo, la fruizione e la conservazione del libro differissero notevolmente dal concetto e dalla pratica odierni. Il libro, riposto piatto negli scaffali delle biblioteche, offriva il taglio che, anche in numerosi libri della nostra biblioteca, poteva riportare una scritta con il titolo e l’autore del volume il cui contenuto, diversamente, sarebbe rimasto oscuro.

Di seguito alcuni dei libri venduti all’asta:

DIOSCORIDES. – De materia medica. – Colle di Val d’Elsa: Johannes de Medemblick, 1478.

TOMMASO : D’AQUINO . – Summa theologiae: Pars Secunda, secunda pars. – Venezia: [Leonardus Wild], 1479.

CICERO, Marcus Tullius. – De Oratore. – AESCHINES.In Ctesiphontem. Epistola XII.DEMOSTHENES. – De Corona. – Venice : Thomas de Blavis, de Alexandria, 16 May 1488.

UN’OCCASIONE CHE L’ITALIA AVEVA DI RIPORTARE A CASA UN FRAMMENTO PICCOLO  MA SIGNIFICATIVO DEL PROPRIO ECCEZIONALE PATRIMONIO!

QUI il link alla scheda della vendita di Christie’s.

Dall’articolo di Armando Torno apparso sul Corriere della Sera del 31 maggio scorso:

Il catalogo di Christie’s parla di «18 works in 17 volumes» con una stima compresa tra il milione e 300 mila euro e il milione e 800 mila, cifre alle quali si devono aggiungere i diritti d’asta che per acquisti «normali» in Inghilterra rappresentano il 25% del prezzo di aggiudicazione. I 17 volumi appartenuti alla famiglia Piloni contengono opere di autori classici, come Cicerone e Seneca, Diodoro Siculo e Tacito; non mancano tuttavia rarità quali il De materia medica di Dioscoride nella prima edizione a stampa di Colle Val d’Elsa del luglio 1478 (valutata da sola intorno a 100 mila euro) o la Sphaera mundi di Johannes de Sacro Bosco (John di Holywood) con il commento di Cecco d’Ascoli, stampata a Venezia nell’ottobre 1499 (stimata circa 150 mila euro).

Tutti i volumi hanno le legature originali. Alcune in pelle – in tal caso i dipinti di Cesare Vecellio sono sui tagli – altre invece furono realizzate in pergamena e recano sui piatti la decorazione pittorica. In particolare, c’è l’opera di Giovanni Lorenzo d’Anania L’universale fabrica del mondo, stampata a Venezia nel 1582, che ha conservato le mappe dell’America, dell’Europa e dell’Asia (valutata 90 mila euro). Questi volumi, grazie alla pittura che richiamava titolo, contenuto e autore, erano riconosciuti immediatamente dal possessore, non essendo ancora stato introdotto l’uso di conservarli con il dorso a vista, sul quale un tassello o una scritta avrebbero fornito le informazioni del contenuto. Per essere più espliciti, diremo che sino a quasi la metà del Cinquecento i libri venivano posti in biblioteca piatti e soltanto il taglio del volume era offerto all’osservatore. Era un sistema diverso dall’attuale e la raccolta Pilone potrebbe essere indicata come un anello di congiunzione tra l’antico e il moderno.

La storia di questa biblioteca è anch’essa un’avventura. Comincia intorno agli anni 80 del Cinquecento, quando appunto Cesare Vecellio realizza le decorazioni su commissione di Odorico Piloni. La raccolta rimane nella villa Casteldardo di Trichiana, presso Belluno, sino al gennaio 1875, tempo nel quale è posta in vendita dagli eredi insieme a mobili e quadri. Sappiamo che sino al 1877 i libri erano ancora in Italia, successivamente furono tutti acquistati dal baronetto inglese Sir Thomas Brooke. Questi li trasferì in Inghilterra e là rimasero presso la sua famiglia sino al giugno 1957, quando passarono in blocco al mercante parigino Pierre Berès. Il Corriere della Sera diede notizia della vendita riportando il prezzo di 500 milioni di lire, sommetta da capogiro per l’epoca (lo stipendio di un operaio si aggirava intorno alle 50 mila lire). Tre volumi si persero nel trasporto, altri tre – gli unici stampati a Parigi – l’antiquario li donò alla Nazionale di Francia e i restanti furono venduti separatamente a collezionisti e biblioteche di tutto il mondo. Il nucleo dei 17 che andrà all’asta a Londra è il più cospicuo giunto a noi. Il ricco svedese lo ha posto in vendita chiedendo di restare anonimo.

Certo, sarebbe un’occasione per l’Italia. Se Christie’s non riuscisse a vendere i libri in blocco, li metterà all’incanto uno ad uno, smembrando definitivamente i resti di un mosaico di rara bellezza. E da noi che si fa? Ci sono oggi nel Belpaese risorse, magari in qualche fondazione, disposte a salvare un lacerto di Rinascimento? Qualche mecenate? La cifra è importante ma assieme a quei volumi, quando saranno definitivamente dispersi, svanirà anche l’ultimo frammento di un sogno che nacque nella bottega di Tiziano.

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