Atlante del cielo alla mostra “Galileo. Immagini dall’universo”

Nella sezione della mostra dedicata all'”Universo cristiano” è possibile osservare meravigliosi codici miniati raffiguranti la visione cristiana del cosmo, fonte di ispirazione per importanti opere poetiche, letterarie, sintesi enciclopediche ed opere d’arte. Straordinarie, ad esempio, sono l’immagine di Sant’Agostino offerta dal Botticelli o le visioni scenografiche della cosmografia ispirate dal libro del Genesi chesi possono ammirare in numerosi contesti medievali quali la Basilica di San Marco a Venezia, i Battisteri di Padova e Firenze, e ancora la visione dell’universo come un globo mosso da forze angeliche comein numerosi manoscritti miniati o nell’eccezionale arazzo astronomico del Museo “Santa Cruz” di Toledo.

Gli autori cristiani medievali puntano a dimostrare, attraverso le loro dissertazioni, che la struttura armonica dell’universo è la prova principale dell’infinita saggezza e potenza di Dio; le immagini miniate nei codici del Medioevo cristiano narrano ascese mistiche verso il cielo e mostrano angeli che muovono la sfera celeste.

Particolarmente interessante è la seicentina di Andrea Cellario esposta in mostra:

Cellarius, Andreas
Harmonia macrocosmica seu Atlas universalis et novus, totius universi creati cosmographiam generalem, et novam exhibens…

Opus novum, antehac nunquam visum, cujuscunque conditionis hominibus utlissimum, … & adornatum studio, et labore Andreae Cellarii …
Amstelodami : apud Ioannem Ianssonium, 1661

[14], 125, [1], 219, [1] p., [29] c. di tav. doppie calcogr. : ill. ; fol
Marca sul front
Cors. ; gr. ; rom
Segn.: [?]8(-[?]8) a-2h2 2i2 A-3I2
Iniziali e fregi xi.
Impronta – r.li iol- usne afbu (3) 1661 (R)

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La seguente immagine si riferisce alla tavola 23 dell’esemplare conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Magl. 5._.81). Come si legge sul sito ufficiale della mostra, quello di Andrea Cellario fu: un “tentativo, che non ebbe seguito, di ribattezzare le costellazioni classiche con i nomi di personaggi del Nuovo e dell’Antico Testamento, mentre i segni zodiacali vennero sostituiti con i nomi dei 12 apostoli. Cristo coincide col Sole, mentre la Vergine è identificata con la Luna“.

cellarius

Dal sito ATLAS COELESTI, a cui si rimanda per ulteriori link e per la riproduzione delle tavole del volume:

Per capire l’opera del Cellario  bisogna tornare al 1627 quando l’astronomo gesuita Julius Schiller pubblica ad Augusta il suo Coelum Stellatum Christianum.

Quello di Schiller è un atlante che rappresenta un vero stacco dalla tradizione precedente perché, al progredire del contenuto scientifico, (le tavole sono ancora più grandi di quelle del Bayer, 27×33 cm, e la posizione delle stelle è calcolata  sulle osservazioni di Brahe e di Keplero), associa  una vera rivoluzione per quanto riguarda la denominazione delle costellazioni. Già il titolo dell’atlante avvisa il lettore dell’obiettivo che si pone l’autore, cancellare il mondo mitologico greco dai cieli per sostituirlo con la visione biblica e cristiana. Le costellazioni zodiacali vengono denominate con i nomi dei dodici apostoli, quelle boreali e australi con i nomi dei personaggi del Nuovo e Antico Testamento. Il fiume Eridano diventa il Mar Rosso, la Via Lattea il Sentiero di S. Giacomo, la Nave degli Argonauti diventa l’Arca di Noè, l’Orsa Minore è S. Michele.

La rivoluzione non ebbe molti seguaci e si esaurì in un certo senso all’apice del suo successo nel 1661 quando Andrea Cellario propose il suo Atlas Coelestis seu Harmonia Macrocosmica, pubblicato ad Amsterdam.

L’autore, in questa opera, dedica due delle ventinove tavole al cielo cristiano, una per ogni emisfero, nelle tavole di commento si dilunga sul progetto di Schiller, presentando delle tabelle di riscontro tra vecchie e nuove denominazioni dalle quali risulta come il gesuita volesse sostituire anche i nomi dei corpi del sistema solare, Sole-Cristo, Mercurio-Elia, Venere-Giovanni Battista, Marte-Giosuè, Giove-Mosè, Saturno-Adamo e la Luna-Beata Maria.

La presenza di queste due tavole nel lavoro del Cellario non implica che questi avesse aderito alla nuova visione di Schiller, ma è soltanto un atto dovuto. Infatti l’Atlas Coelestis seu Harmonia Macrocosmica si propone come il compendio di tutti i sistemi proposti, quello tolemaico, quello copernicano e quello di Tycho Brahe, li descrive, ne presenta i vantaggi ma senza mai affermare la supremazia di uno sull’altro. Inoltre, a differenza di Schiller, in queste due tavole Cellario ripesca il nome tradizionale delle costellazioni e lo affianca a quello cristiano.

Le ventinove tavole dell’atlante, di grande formato 52×42 cm circa in doppia pagina, scandiscono altrettante sezioni  della Pars Prior dell’Harmoniae Macrocosmicae, dove l’autore compendia, in latino, ogni aspetto delle teorie proposte fino a tutto il 1661. Il contenuto di queste sezioni è molto tecnico ma senz’altro ancora troppo ancorato alle teorie del secolo precedente: non vi appare un capitolo sui nuovi strumenti di osservazione e il telescopio viene soltanto nominato.

La fortuna successiva di questo atlante sarà rappresentata dal forte contenuto estetico di alcune tavole che, sebbene stampate su carta  a un colore, il nero, verranno riprese e colorate a mano da diversi artisti tanto che le biblioteche europee e americane che possiedono un Cellario colorato hanno delle vere e  proprie copie uniche.

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